La vera fede spinge all'azione, anche a quella militare.
Dal punto di vista strettamente interiore e religioso conta l'unione con Cristo, ma non bisogna confondere la vita cristiana con vita politica e relazionale sulla terra, che mantiene tutta la sua logica e dignità create da Dio. Sulla terra Dio vuole il più possibile una vita giusta. Il Signore dice e comanda: date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio. Dare Cesare significa impegnarsi per una vita migliore in questo mondo. Gesù ha cercato, come in tutta la Bibbia e in tutta la storia della Chiesa, di costruire una vita buona sulla terra senza nascondere la croce come via eccellente. Le due cose vanno di pari passo: il sacrificio religioso non esclude ma implica una vita terrena riuscita, il più possibile, quaggiù. Il cristiano deve sempre vivere della vita di grazia, ma deve di conseguenza sempre vivere al meglio delle condizioni umane. La vita di grazia anzi spinge a impegnarsi per una vita riuscita anche sulla terra. C'è un accento più oblativo nella vocazione consacrata e c'è un accento un po' più creativo mondano nella vocazione laicale. Ordine della grazia e ordine del creato si co-implicano a vicenda pur lasciando alla grazia il primo posto. questo non significa commettere l'errore di trascurare il secondo posto. Impegnarsi n questo mondo significa fare santamente tutte le cose del mondo, fino alla guerra. Al punto da dover pure combattere con le armi in pugno per difendere la libertà, la Patria, la famiglia, i propri diritti. Tanti Santi militari hanno dimostrato questo. Se i cristiani non fanno il possibile per salvare la società cristiana, o la patria, o la famiglia, o le opere umane, non sono buoni cristiani ma pessimi cristiani. Quindi il cristiano - anche se accetta o desidera seguire Cristo crocifisso - non deve mai smettere di lottare per una società libera e giusta e per una vita dignitosa sulla terra. Se chiediamo ai nostri fratelli oggi perseguitati in molte parti del mondo - oggi o ieri - cosa desiderano, diranno: la Croce di Cristo, ma se possibile una vita buona e pacifica mentre siamo in questo mondo. E chi non lotta pe salvare la propria Patria è un cattivo cristiano. Perché quindi non dovremo aver paura di finire schiavi o di morire - noi e i nostri figli - a causa della morte della nostra società? Infine: io so per esperienza che chi soffre veramente per Cristo lotta sempre perché la sofferenza altrui sia diminuita. Non può la comunità cristiana accettare che l'intera nostra civiltà cada, prima nell'ateismo completo, e poi nell'islamismo realizzato. Bisogna far fronte al male, sempre, a costo di morire, cercando di evitare il più possibile il male per la nostra Patria. E' proprio l'amore di Cristo che ci spinge a lottare per una buona società e a resistere all'ingiustizia. ricordiamo sempre che il primo intervento, o comunque l'intervento più straordinario di Dio, prima dalla Venuta di Cristo, è stata la Liberazione del suo Popolo dalla Schiavitù del faraone. Dio distrugge la schiavitù cattiva e per questo dà la forza interiore ai suoi fedeli di resistere anche nelle peggiori schiavitù. La schiavitù che si prospetta al popolo italiano, infatti, sarà una peggiori schiavitù della storia umana perché sarà basata su totale lavaggio del cervello e della memoria umana compita da macchine sofisticate. - rosario dv
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